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Antiemicrania in tazzina
L'astinenza da caffeina può giocare brutti scherzi, tra cui anche il mal di testa al punta da creare un circolo vizioso per non avere attacchi. Il dato emerge da uno studio di Robert Shapiro della University of Vermont College of Medicine di Burlington (Usa) illustrato in occasione del V seminario clinico del centro Cefalee dell'Istituto nazionale neurologico Carlo Besta di Milano in corso a Stresa (Vb). Si è osservato che l'astinenza da caffeina non colpisce allo stesso modo: nel 50% delle persone che lo bevono abitualmente i sintomi sono più forti e a spingere chi soffre di emicrania a bere tanto caffè sono per lo più i sintomi dell'astinenza. Il consumo abituale di tazzine porta infatti a dipendenza e almeno il 30% delle persone che la sviluppano rientra nei criteri utilizzati dagli psichiatri per valutare i pazienti che abusano di sostanze psicotrope. La caffeina tende a mantenere vigili perché impedisce ai neuroni di liberare una sostanza, l'adenosina, che le cellule nervose cerebrali sovraffaticate secernono per comunicare alle altre il bisogno di una pausa. E questa azione - secondo gli esperti - può essere definita farmacologica. D'altro canto una delle componenti di molti farmaci contro il mal di testa è proprio la caffeina. C'è inoltre un tipo di mal di testa per cui il caffè ha un effetto sorprendente: è la cefalea ipnica, una forma molto particolare che si presenta quasi sempre negli anziani e colpisce soltanto di notte. I pazienti possono essere improvvisamente svegliati da un dolore bilaterale lieve o moderato, ma che può durare dai 15 minuti alle 6 ore. Quando si riesce a diagnosticare questo disturbo - consigliano gli esperti - associare alle usuali terapie una tazza di buon caffè prima di andare a letto può migliorare gli effetti e addirittura evitare l'insorgenza degli attacchi.
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